IL KENDO

 Il Kendo- letteralmente Via (do) della Spada (ken)- affonda le sue origini nella pratica dell’uso della Katana in duello, e quindi nell’arte del maneggiare la spada nel Giappone feudale.

Anticamente le scuole di spada erano riservate ad una elite, e così anche il Kendo, successivamente, veniva praticato da un ristretto numero di persone, tutte rigorosamente di sesso maschile; in seguito, soprattutto a partire dal dopoguerra, grazie agli sforzi di importanti Maestri, esso è andato perfezionandosi fino a raggiungere l’attuale dimensione sportiva, guadagnando una sempre maggiore popolarità, e conquistando anche le donne .La teoria, la tecnica ed i metodi di allenamento sviluppati dalle varie antiche scuole, si sono tramandati sino ai nostri giorni, fondendosi in una pratica educativa che mantiene ancora tutte le caratteristiche del passato. Non si può pertanto parlare di Kendo riferendolo esclusivamente ad uno sport, è qualcosa di altro e di più profondo di un semplice esercizio fisico.

La Via della Spada continua a mantenere la sua caratteristica privilegiata, non per appannaggio esclusivo di un’elite, ma per la considerazione attribuitagli di mezzo educativo e formativo di coloro che lo praticano. 

In Giappone l’insegnamento del Kendo é parte integrante della formazione scolastica, dalle scuole secondarie all’università. I Kendoka (ovvero i praticanti di Kendo) trovano in esso la Via, la preparazione alla vita durante la gioventù, e il codice comportamentale che li accompagnerà per sempre.

 

  Al di là delle origini storiche e dei riferimenti culturali, il Kendo oggi non è esclusivamente riconducibile all’Arcipelago del Sol Levante. Anche la Corea vanta una tradizione antichissima nell’arte della spada, la quale ha avuto la sua naturale evoluzione nel Kendo….anzi, nel Kumdo (in Coreano). Ad oggi possiamo dire che le due grandi scuole, quella Giapponese e quella Coreana, sono essenzialmente la stessa cosa. A parte per qualche piccola differenza formale, ad esempio nella terminologia e nel saluto iniziale, l’obiettivo sportivo, metafisico, meditativo ed educativo è perseguito sia nel Kendo che nel Kumdo con la stessa passione, e le due scuole coesistono negli stessi ambienti. Il Kendo è considerata l’Arte Marziale per eccellenza, insieme al Sumo. La spada è sostituita oggi da un attrezzo chiamato Shinai, costituito da quattro listelli di bambù messi insieme, che grazie alla loro elasticità eliminano i rischi di impatti traumatici.


Il corpo viene protetto da un’armatura (bogu), formata da una maschera (men), un corpetto (do), un paio di guanti (kote) e un paraventre (tare).


Perché una stoccata sia ritenuta valida non basta riuscire a colpire l’avversario in uno dei punti protetti dall’armatura (come nella scherma sportiva occidentale), ma il colpo deve essere inferto come se fosse con una vera Katana, e cioè con l’obiettivo di uccidere l’avversario, o metterlo fuori combattimento (ad esempio col taglio di un arto). Il richiamo alla tradizione e alle radici, la conservazione del patrimonio del passato, è presentesoprattutto nei 10 Kendo no Kata, forme codificate di tecniche di parata ed attacco. I Kata di Kendo vengono effettuati in coppia, con il bokuto (spada di legno che si sostituisce alla Katana) e sono oggetto di esame nei passaggi di grado.


Sarebbe molto lungo illustrare cos’è il Kendo. Riassumerlo velocemente un una pagina non è certo compito facile. Spero che almeno una piccola parte di quello che vorrei dire vi sia giunta, perché se dovessi dire grazie per l’uomo che sono oggi, lo direi al Kendo



M° PIETRO VALENTI